Galleria sotterranea

Posizione
Le grandiose Terme di Traiano, inaugurate nel 109 d.C. sul Colle Oppio, sono opera dell’architetto di fiducia dell’imperatore Traiano (98-117 d.C.), Apollodoro di Damasco.
Il complesso, orientato Nord-Est/ Sud-Ovest sorge su un ampio terrazzamento artificiale di circa 6 ettari di estensione, che interra le costruzioni precedenti (tra cui quelle della Domus Aurea neroniana) utilizzate come fondazioni.
Questa scelta progettuale è significativamente testimoniata nell’angolo sud-occidentale delle Terme dove si trova una galleria lunga circa 70 metri, costruita per sostenere il soprastante porticato sul quale si affaccia l’esedra nota anche come “Grande Biblioteca”.
All’interno della galleria scavi condotti tra il 1990 e il 1992 hanno messo in luce i resti di strutture attribuibili alla Polveriera Camerale, destinata alla produzione del salnitro per la polvere da sparo e insediatasi nell’area alla fine del XVIII secolo.
I lavori, ripresi nel 1997/1999, dopo la rimozione di una porzione dell’interro antico, hanno permesso d’individuare al termine della galleria parte della facciata di un grande edificio in laterizio. Della struttura è visibile quasi interamente l’apertura principale, un’arcata larga 10 metri e alta quasi 15, e quella laterale, la cui ampiezza ricostruibile è di circa 6 metri.
Nello spazio tra le due arcate si conserva un ampio tratto d’intonaco affrescato con la raffigurazione a volo d’uccello di una città portuale, nota come “Città dipinta”. La veduta è ricca di dettagli: oltre alle mura turrite e alla principale porta di accesso si osservano il porto, gli assi viari, un teatro, un tempio, un quadriportico e interi quartieri abitativi resi con straordinaria cura nei particolari.
Ulteriori indagini hanno permesso di ricostruire la struttura interna dell’edifico che doveva essere articolato in una navata centrale e due laterali: la centrale conserva sulla parete est parte di un pannello in mosaico con la raffigurazione di una scena di vendemmia e di pigiatura dell’uva. Attualmente l’accesso a questo ambiente avviene da una botola nel portico soprastante e non è visitabile.
La datazione dell’edificio e dell’apparato decorativo è certamente anteriore all’epoca traianea e può essere ricondotta alla seconda metà del I secolo d.C.
Oltre all’edificio dell’affresco, gli scavi hanno individuato a circa metà della galleria traianea un muro sul quale si conservano i resti di un mosaico che, dalle prime figure individuate, è stato denominato “della Musa e del Filosofo” e che, in seguito agli interventi del 2010-2011 e 2013-2014, si è scoperto far parte della decorazione di una grande sala orientata Nord-Sud di cui rimangono la parete Est (di circa 15 metri) e la parete Sud (di circa 10 metri), sulla quale si affaccia un grande ninfeo.
Su entrambe le pareti la decorazione a mosaico disegna un prospetto architettonico, diviso in due registri, che si ispira al fondale di una scena teatrale, la cui composizione si articola in una serie di edifici in prospettiva, decorati da architravi, capitelli e colonne ornate da ghirlande, girali vegetali e da simboli dionisiaci.
All’interno di questa architettura sono raffigurate sia statue, come quella di un centauro, sia personaggi reali, come quella maschile seduta al centro della composizione che, sulla base delle caratterizzazioni somatiche, sembra quasi un ritratto, piuttosto che un personaggio idealizzato.
Attualmente non si è ancora giunti a una lettura univoca della scena raffigurata che risulta particolarmente complessa, anche a causa delle vaste lacune della superficie mosaicata.
Nel corso del progetto PNRR è stato possibile approfondire lo scavo che ha individuato più in basso un’ulteriore fascia decorata a mosaico e caratterizzata dalla presenza di una serie di edifici probabilmente affacciati sul mare e riconducibili al motivo decorativo cosiddetto “delle ville marittime”.
Al di sotto di questa è stata riscontrata la presenza di tracce di una decorazione parietale a grandi lastre marmoree.
Al centro della parete si è inoltre scoperta una nicchia, anch’essa originariamente decorata con lastre marmoree, alta circa m. 2,20, forse destinata a ospitare una statua.
Non è stato possibile raggiungere il piano pavimentale della sala, ma allo stato attuale possiamo affermare che le sue pareti dovevano raggiungere circa i 12 metri di altezza. Anche questo complesso, così come l’edificio della Città Dipinta, può essere datato nella seconda metà del I sec. d.C.

