I templi repubblicani

I templi repubblicani

Il tempio A
L’edificio è probabilmente da identificare con il tempio che il console G. Lutazio Catulo fece costruire in onore di Giuturna dopo il trionfo sui Cartaginesi nel 241 a.C. (altri vi riconoscono invece quello di Feronia o di Giunone Curite). L’impianto originario sorgeva su un alto podio di tufo con 4 colonne sulla fronte, cui si accedeva tramite una scalinata di 18 gradini. Davanti era situata una vasta piattaforma, simile a quella che fronteggia il tempio C, con al centro un altare di peperino. Probabilmente dopo una catastrofica alluvione, nel II secolo a.C. il piano di calpestio dell’intera area si innalzò e un’estesa piattaforma di tufo fu realizzata davanti ai templi A e C, obliterando l’altare che venne sostituito da una seconda struttura.
Nella seconda metà del I secolo a.C. l’edificio sacro venne inglobato in un tempio più grande, con 6 colonne sulla fronte e 9 sui lati lunghi. Un successivo rifacimento è databile alla fase domizianea, dopo l’incendio dell’80 d.C. Numerosi interventi vennero realizzati in epoca posteriore, tra i quali particolarmente rilevanti furono i restauri di età severiana (fine II – inizi III secolo d.C.).
In epoca tardoantica e medievale il tempio venne rifunzionalizzato in senso cristiano, con l’impianto (probabilmente già nel VI secolo) dell’oratorio del monasterium Boetianum, e, nel IX secolo, di una chiesa. Quest’ultima nel 1132 venne dedicata a San Nicola (de’ Calcarario prima e de’ Cesarini poi), e allo stesso secolo si riferiscono l’abside maggiore (oggi visibile in fondazione) affrescata con una teoria di santi, la cripta semianulare e il pavimento cosmatesco. Agli inizi del Seicento, infine, venne realizzato un nuovo edificio di culto, poi demolito nel 1927.

Il tempio B
Il tempio B, a pianta circolare su alto podio preceduto da una scalinata, viene identificato dalla maggior parte degli studiosi con il tempio della Fortuna huiusce diei (la Fortuna del giorno presente), votato nel 101 a.C. dal console Q. Lutazio Catulo, collega di Mario, a conclusione della guerra contro i Cimbri. A confortare l’ipotesi è anche il grandioso acrolito (statua colossale con parti in marmo, bronzo o altri materiali) raffigurante una divinità femminile, di cui sono stati rinvenuti la testa, un braccio e un piede, oggi conservati alla Centrale Montemartini.
Il tempio, in origine periptero (cioè con un perimetro di colonne libere), agli inizi del I secolo a.C. venne trasformato in pseudoperiptero, allargando la cella che venne a inglobare le 18 colonne di tufo. Dopo il disastroso incendio dell’80 d.C., il tempio fu oggetto di un radicale restauro che lo trasformò in una sorta di tholos, chiudendo lo spazio tra le colonne con un muro in laterizio, decorato da paraste di stucco. Inoltre, furono rifatti in travertino la scalinata e un nuovo piano di calpestio, sopra il quale fu collocata un’ara in laterizio, rivestita originariamente con lastre di marmo.

Il tempio C
L’edificio era probabilmente dedicato alla dea Feronia, il cui culto fu introdotto a Roma dopo la conquista della Sabina da parte del console di M. Curio Dentato, nel 290 a.C. Secondo un’altra ipotesi G. Lutazio Catulo, console nel 242 a.C., lo aveva consacrato alla ninfa Giuturna.
L’impianto originario, risalente all’inizio del III secolo a.C., aveva 4 colonne sulla fronte e 5 sui lati ed era collocato su un alto podio in opera quadrata di tufo, preceduto da una scalinata di 20 gradini.
Successivamente, davanti al tempio fu realizzata una grande piattaforma con al centro l’altare di peperino, dedicato da Aulo Postumio Albino verosimilmente dopo la pestilenza del 142 a.C. Alla fine del II secolo a.C. nell’area antistante il tempio fu realizzata una pavimentazione di tufo che obliterò l’altare, sostituito da uno nuovo.
Dopo l’incendio dell’80 d.C., venne restaurata la cella con muri in cortina laterizia e pavimento a mosaico, lasciando invariate le proporzioni originarie dell’edificio. Alla stessa fase, inoltre, risalgono le basi delle colonne e un terzo altare, demolito duranti gli scavi, che fu costruito al di sopra della nuova pavimentazione domizianea di travertino, estesa su tutta l’area.

Il tempio D
Dedicato alle Ninfe o, secondo altre ipotesi, ai Lari Permarini, protettori della navigazione, il tempio per la maggior parte è conservato sotto l’attuale via Florida.
Fu edificato in opera cementizia all’inizio del II secolo a.C., di dimensioni maggiori rispetto ai templi già esistenti (tempio A e tempio C): la fronte, probabilmente dotata di 6 colonne, era allineata con gli altri edifici sacri, mentre il lato posteriore sporgeva di circa 10 m.
Della fase originaria si conosce poco, poiché alla fine del I secolo a.C. il tempio fu completamente rinnovato. Rimangono il grande podio in cementizio rivestito di travertino, e la scalinata di accesso fiancheggiata da due fontane, anch’esse di travertino.
La cella in opera laterizia, che occupa tutta la larghezza del podio ed è decorata esternamente da paraste di stucco, è attribuibile al restauro di età domizianea (fine I secolo d.C.).

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