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Il punto focale del foro doveva essere costituito dal tempio di Venere “Genitrice”, che Cesare votò poco prima della battaglia di Farsalo, nel 48 a.C., contro le truppe del rivale Pompeo.
Il punto focale del foro doveva essere costituito dal tempio di Venere “Genitrice”, che Cesare votò poco prima della battaglia di Farsalo, nel 48 a.C., contro le truppe del rivale Pompeo.
L’edificio era destinato al culto della dea, in quanto nume tutelare e mitica progenitrice della gente Giulia, tradizionalmente originata dal suo amore per Anchise, padre del capostipite Enea.
Con l’inserimento di questo tempio, Cesare trasformò implicitamente la pubblica piazza in un vero e proprio “santuario” della sua famiglia, che utilizzò talvolta, alla stregua di un palcoscenico, come quando vi ricevette il senato al completo, nel 44 a.C., rimanendo seduto davanti a esso invece di alzarsi in piedi in segno di deferenza e come previsto dal protocollo.
Del tempio di Venere Genitrice, i cui resti ancora visibili risalgono alla ricostruzione traianea, si sa soltanto che era munito di otto colonne in facciata (ottastilo) e che mancava del lato posteriore del colonnato esterno (peripteros sine postico) sostituito da una parete continua addossata a un dislivello naturale.
La statua di culto di Venere, ospitata nell’abside della cella, fu eseguita dallo scultore greco Archesilao, attivo intorno alla metà del I secolo a.C., su commissione dello stesso Cesare.
L’imperatore Domiziano, forse a seguito dei danni provocati dall’incendio del 64 d.C., avviò il rifacimento del Tempio che fu completato e inaugurato da Traiano il 12 maggio del 113 d.C.
Il tempio traianeo non doveva essere molto dissimile da quello cesariano se non che, probabilmente, nel pregio della decorazione e dei materiali utilizzati.
Come l’edificio precedente anch’esso era ottastilo e peripteros sine postico, si elevava su un alto basamento e non aveva scala sul lato di facciata, ma due rampe laterali che conducevano a un ripiano o tribuna frontale dal quale si dipartiva una breve gradinata monumentale che permetteva di raggiungere il pronao.
Il colonnato esterno (peristasi) era munito di fusti scanalati, composti da rocchi di marmo bianco di Luni (odierna Carrara) e di una trabeazione decorata da un fregio con girali floreali.
Una sezione con tre colonne della peristasi è stata rimontata nel 1933 con i materiali rinvenuti lungo il lato occidentale del tempio.
Dai frammenti del frontone recuperati in quella occasione è possibile comprendere che il timpano era fiancheggiato da statue acroteriali raffiguranti probabilmente delle vittorie alate.
L’interno della cella, pavimentata con lastre rettangolari di giallo antico bordate da fasce in pavonazzetto, aveva le pareti decorate da due ordini sovrapposti con fusti delle colonne in marmo portasanta nell’ordine superiore e ancora in pavonazzetto in quello inferiore, la cui trabeazione era decorata da uno splendido fregio con amorini.
Davanti al tempio dovevano essere collocate due fontane con basse vasche marmoree i cui resti sono tuttora visibili presso gli spigoli del lato frontale.