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L’area prima dei Fori

L’area prima dei Fori

Risalgono alla seconda metà del II millennio a.C. le più antiche tracce della presenza umana individuate dagli scavi recenti nell’area dei Fori Imperiali e, più precisamente, in quella corrispondente al futuro Foro di Cesare.

Si tratta di una serie di profondi solchi paralleli, incisi nel banco argilloso naturale, provocati dal passaggio continuo di veicoli con ruote che individuano un vero e proprio percorso carrabile con andamento nord-sud, databile alla fine del XII secolo a.C. (periodo del Bronzo Finale).

Nel corso degli scavi realizzati dalla Sovraintendenza per i BBCC del Comune di Roma nel 1998-2008, è stata rimessa in luce nell’area meridionale della piazza del Foro di Cesare una necropoli protostorica composta da sei tombe a incinerazione e da tre a inumazione, datata tra la fine dell’XI e l’inizio del X secolo a.C. (tra l’età del Bronzo finale e la prima età del Ferro o, in termini archeologici, al passaggio tra la I fase della Cultura Laziale e la IIA).

Analogamente al sepolcreto scavato da Giacomo Boni agli inizi del Novecento presso il Tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano anche qui, nel Foro di Cesare, sono stati ritrovati a pochi metri dalle tombe alcuni resti dell’abitato che, nel corso dell’VIII e del VII secolo a.C., si era impiantato nella zona obliterando la necropoli.

La nostra conoscenza diretta della topografia dell’intera area, prima e durante la costruzione dei Fori Imperiali, protrattasi dalla metà del I secolo a.C. agli inizi del II d.C., è piuttosto scarsa e si basa principalmente sulle testimonianze esistenti nelle fonti letterarie antiche.
Il quartiere, nato all’inizio dell’età regia, si era sviluppato e trasformato con il passare dei secoli in un denso agglomerato urbano in larga parte noto con il nome di Argiletum e composto, tra l’epoca arcaica e repubblicana e l’inizio del periodo imperiale, perlopiù da abitazioni e da complesse attrezzature commerciali.

Esso fu progressivamente cancellato dalla frenetica attività edilizia che portò, nell’arco di circa centocinquanta anni, alla realizzazione dei Fori Imperiali costruiti per sostituire e ampliare l’antico Foro Romano, tradizionale centro politico e amministrativo della città repubblicana, nel quale si erano concentrati sino ad allora alcuni degli edifici pubblici e dei santuari più importanti dell’Urbe.

Alla fine del periodo repubblicano, a seguito dell’inurbamento di un gran numero di veterani e di piccoli proprietari rurali rovinati dalle guerre civili e a causa della crescita esponenziale della popolazione, dopo la conquista di nuove e ricche province che fece definitivamente di Roma il centro dominante del Mediterraneo, si palesò l’insufficienza delle vecchie strutture del Foro Romano, tanto dal punto di vista funzionale quanto da quello rappresentativo.

Tali eventi avviarono il profondo mutamento urbanistico che cambiò radicalmente il cuore della città trasformandolo in un’area monumentale senza confronti nel mondo di allora.

Terza tomba dopo apertura

Le sei tombe a incinerazione erano inserite in altrettanti pozzetti scavati nel terreno naturale e coperte da mucchi di spezzoni di tufo.

Abitato di VIII-VII secolo

Dell’abitato originario dell’VIII-VII secolo sono stati scoperti: una piastra di cottura, una struttura con resti consistenti di fuoco, fosse, buche di palo, un dolio pieno di fave bruciate e un pozzo che, dai materiali del riempimento, sembra essere stato messo fuori uso alla fine del VII.

Tholos

Alcuni recenti ritrovamenti nel settore meridionale del Foro di Cesare contribuiscono a documentare la presenza di case di epoca arcaica in quest’area, senza soluzione di continuità rispetto all’abitato che vi si insediò in precedenza e del quale sono stati ritrovati resti esigui.