Il Templum Pacis

Il Templum Pacis

Nel 71 d.C., dopo la vittoriosa repressione della rivolta giudaica, l’imperatore Vespasiano decretò la costruzione di un tempio dedicato alle Pace che fu terminato nel 75.

Il nuovo complesso monumentale sorse a ridosso della Velia, il modesto rilievo che sbarrava a sud la valle dei Fori e che fu rimosso nel 1932 per l’apertura dell’attuale Via dei Fori Imperiali.

Nell’anno 192, sotto Commodo, esso venne gravemente danneggiato da un incendio e fu riparato pochi anni dopo da Settimio Severo.
La piazza, quasi quadrata, misurava mt 110 x 105, era occupata da un lussuoso giardino ed era circondata da portici su tre lati mentre il quarto lato, quello settentrionale, recava un colonnato aggettante dalla parete assieme alla trabeazione, con colonne di marmo africano a fusti lisci.

Le ultime indagini archeologiche (1998/2006) hanno dimostrato che la piazza era in terra battuta e possedeva un pavimento in lastre di marmo bianco di Luni, solo in corrispondenza di una fascia disposta lungo il lato settentrionale e che nell’area non pavimentata si sviluppavano sei lunghe e basse strutture in laterizio rivestite in marmo, ai lati di un’ampia fascia centrale libera, delle quali sono state scavate le tre che occupavano il settore occidentale della piazza e che, grazie alle tracce lasciate da tubature in piombo, sono interpretabili come euripi, probabilmente muniti di giochi d’acqua.

Presso il lato settentrionale della piazza è stato condotto un saggio esplorativo nel giugno del 2005, che ha mostrato la presenza di fasi precedenti alla definitiva sistemazione del muro perimetrale.
I portici del Foro, pavimentati con marmi colorati e muniti di coppie di esedre quadrangolari, erano sopraelevati sul piano della piazza da cinque gradini ed erano sorretti da colonne con fusti lisci in granito rosa d’Egitto e coperti da un tetto a spiovente unico, composto da tegole e coppi in marmo bianco.

Il lato porticato meridionale recava inserite, al centro, sei gigantesche colonne corinzie lisce, sempre in granito rosa, alte 50 piedi romani (pari a mt. 14,78), sormontate da un frontone e formanti il pronao del vero e proprio tempio consistente in una profonda aula di culto schermata da una seconda e più interna fila di sei colonne analoghe alle precedenti.
Sul fondo dell’aula trovava posto la statua colossale della Pace, personificata nelle sembianze di una divinità femminile, probabilmente seduta e posta su un alto basamento in laterizio rivestito di lastre di marmo.
Il basamento era collocato a sua volta sopra un podio con avancorpo centrale e con vasche lustrali, individuato nei recenti scavi realizzati dalla Soprintendenza Archeologica di Roma.

Tali indagini hanno anche rimesso in luce il sontuoso pavimento in opus sectile dell’aula, costituito da grandi tondi (rotae) in marmi colorati bordati da sottili fasce di porfido rosso e inseriti in una trama di lastre rettangolari di pavonazzetto.

Da alcuni autori antichi sappiamo che nel complesso doveva esistere una biblioteca (la bibliotheca Pacis), che trovava probabilmente posto negli ambienti collocati ai lati dell’aula di culto, uno dei quali recava affissa la pianta marmorea di Roma, la celebre Forma Urbis Severiana.
A corredo della biblioteca doveva poi esistere una ricca collezione di opere di scultori e pittori greci distribuite all’interno del complesso.
Il Foro costruito da Vespasiano era profondamente diverso da quelli realizzati da Augusto e da Cesare e dal più antico Foro Romano, sia nell’aspetto che nelle funzioni poiché mentre quelli erano luoghi dove si svolgeva una intensa attività di amministrazione della giustizia, nel Templum Pacis ciò non è documentato; il complesso vespasianeo era infatti un santuario e insieme un luogo di studio e di meditazione oltre che un museo pubblico, secondo un ideale di diffusione della cultura caratteristico dell’epoca.